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15
Dec
2010
Massimo su TENNIS MAGAZINE PDF Stampa E-mail

Coach of the Year - The Best of 2010

Toni Nadal, Mr. Responsabilità - di Massimo Sartori

Ascolto sempre con grande attenzione quello che mi dice Toni Nadal. Un maestro, non solo sul campo da tennis. Quelli che dicono che è facile vincere allenando un giocatore come Rafael Nadal, non hanno capito niente. Sono convinto che Federer sarebbe diventato un fenomeno chiunque lo avesse allenato, Rafa no. Non perchè non abbia sufficiente talento, ma perchè la differenza è la mentalità che mette in campo. Quella che gli hanno insegnato fin da ragazzino e senza la quale non sarebbe diventato un fuoriclasse. E in quel processo, il ruolo della famiglia e dello zio-coach Toni in particolare, è stato fondamentale. Parlando spesso con lui, quel che salta all'occhio è il fatto che mette sempre Rafa davanti alle sue responsabilità. Non gli ho mai sentito tirar fuori una scusa, una giustificazione. Anche quando avrebbe potuto. Sin da quando era bambino, Rafa ha dovuto imparare ad affrontare da solo le sue responsabilità, senza cercare scorciatoie. È così che è cresciuto, come atleta e come uomo. Ed è per questo che in campo ha un atteggiamento sempre positivo, di chi pensa di poter superare qualsiasi difficoltà. Pur nelle paure che inevitabilmente passano nella mente anche di un duro come Rafa. Solo che lui riesce ad affrontarle meglio. Quel che poi mi ha colpito di Toni è il fatto che ti dice sempre la verità. O almeno questa è la sensazione. Ti sa trasmettere un senso di fiducia altissimo e sa convincerti che la strada che stai percorrendo è quella corretta.

Ricordo quando Seppi lo ha battuto a Rotterdam, nel 2008. Toni è andato da Rafa nel dopo-partita e gli ha detto: "Caro Rafa, io non posso aiutarti se tu non lo vuoi veramente". Toni è sempre riuscito a convincere suo nipote a lavorare per migliorarsi, anche una volta arrivato al top delle classifi che mondiali, quando è più facile sedersi sugli allori. E non deve essere stato facile per Rafa lavorare così duro da numero uno del mondo. E invece, eccoli lì, a lavorare per tirare il servizio più forte (e adesso supera spesso i 200 km/h), per toccare meglio le volèe, per giocare un back più basso e profondo di rovescio. È in questi particolari che Rafa appare di un'altra categoria. Quando bisogna superare i propri limiti, l'istante preciso dove tanti giocatori gettano la spugna e lui comincia a divertirsi. L'hanno abituato così, fin da quando era un bambino...

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