A SCUOLA CON I COACH DEI CAMPIONI
Piatti + Sartori = superstage
In novembre a Caldaro il coach di lvan Ljubicic e quello di Andreas Seppi hanno tenuto per la prima volta una clinic insieme. Riccardo e Max, con i loro team, hanno lavorato 9 ore al giorno con 19 ragazzini agonisti, accompagnati dai rispettivi maestri o genitori.
di Enzo Anderloni

Prima o poi dovevano riuscire a far combaciare due settimane del loro calendario fitto intorno al mondo: Riccardo Piatti, il maestro e coach che ha cresciuto Renzo Furlan e Ivan Ljubicic (per citare solo i meglio classificati) e Massimo Sartori, che ha tirato su Andreas Seppi, hanno organizzato uno stage in grande stile, proprio a Caldaro, il paese altoatesino dove i talenti crescono più facilmente che altrove. Hanno bloccato per un sabato e una domenica (il 20 e 21 novembre scorso) tre campi del TC Kaltern e hanno messo a disposizione di un numero limitato di agonisti dai 10 ai 14 anni (16, che poi sono diventati 19), i loro team al completo.
Ricardo Piatti poteva contare sull'apporto del maestro Danilo Pizzorno, attualmente il maggior esperto di videoanalisi applicata al tennis in Italia, sul preparatore fisico Samsonov e sullo staff di Formula Medicine, la struttura creata dal dott. Riccardo Ceccarelli che si è fatta conoscere nel mondo come supporto per la preparazione fisica, medica e mentale di piloti e tema di Formula 1. Massimo Sartori era coadiuvato dalla moglie Lisa, preparatore fisico di Andreas Seppi e da uno staff di altri tre maestri convocati appositamente per la due giorni superintensiva. Effettivamente non ci sono stati tempi morti. I ragazzi, accompagnati per lo più dai loro maestri, hanno lavorato sulle tre componenti fondamentali del tennis moderno con un ritmo incalzante. "Ogni sessione di lavoro comprendeva tre blocchi da un'ora e mezza - spiega Sartori - Tecnica sul campo con me, Riccardo e la videoanalisi di Danilo: lavoro fisico con Lisa e Samsonov; lavoro mentale e medico con Formula Medicine. Dunque più di quattro ore al mattino e, dopo un'ora di pausa pranzo, altre quattro ore e mezza al pomeriggio. È stato un impegno forte, alla fine del week-end ero distrutto ma entusiasta. Volevamo proporre un lavoro di qualità; era importante dare veramente qualcosa ai ragazzi e ai maestri che erano venuti da noi, qualcosa di utile e prezioso da portare a casa. Credo che ci siamo riusciti". "Dal mio punto di vista - continua Sartori - la parte più bella sono state le correzioni proposte da Riccardo a ciascun ragazzo e al suo maestro dopo la videoanalisi. In questo tipo di interventi la sua esperienza fa davvero la differenza. Un maestro normale riesce a puntare l'attenzione sugli aspetti fondamentali di un'esecuzione e a verificare se il giocatore li esegue correttamente. Riccardo ha un occhio diverso, riesce a vedere più cose e la collaborazione ormai sperimentata con Danilo Pizzorno gli permette di focalizzare l'attenzione su tutti i particolari che concorrono all'esecuzione di un colpo davvero efficace in prospettiva agonistica di alto livello. La sua è una messa a punto "fine", con la capacità di individuare gli aspetti salienti del lavoro di miglioramento da fare e di porli nella giusta progressione". "Io credo molto in questo tipo di stage - interviene Riccardo Piatti - che faccio da qualche anno con il mio team in giro per l'Italia, perchè mi aiuta a capire il livello dei nostri ragazzi, a conoscere i migliori ma soprattutto i loro maestri, perchè penso di poter dare un buon contributo al loro lavoro. È importante insegnare ai ragazzi a giocare bene a tennis sin dall'inizio, se si vuole dare loro la possibilità di puntare in alto. Sono tanti gli aspetti su cui lavoro. Dopo la pubblicazione del dvd che ho realizzato con Danilo e che poneva l'attenzione solo sugli appoggi di Ivan (Ljubicic, ndr) quando colpisce di diritto, molti sono andati pensando e dicendo che per me era importante lavorare soprattutto sul movimento dei piedi. Ovviamente non è così, quello era un tema specifico che mi interessava focalizzare bene. Io lavoro sui colpi nel loro complesso. E in particolare, parto sempre dalla mano, è la mano che guida tutto il resto". Piatti più Sartori, una miscela di passione ed energia che trascina davvero. Non è un caso che a fine giornata i gruppi uscissero insieme per andare a cena, e finissero per parlare di tennis anche davanti a un buon piatto.

Dopo nove ore sui campi, se l'erano meritato tutto. "Di sicuro questo è stato il miglior stage che ho tenuto nella mia carriera - sostiene Max - Il fatto che fosse qui a Caldaro di certo ha contribuito, anche solo per il fatto che in quei giorni c'era anche Andreas che sia allenava accanto a noi in vista della prossima stagione sul circuito ATP e dunque si respirava un'atmosfera tecnica e sportiva particolare. Però ho sentito che chi ha vissuto la due giorni con noi è stato soddisfatto, ha ricevuto qualcosa. E per noi era importante anche perchè la partecipazione allo stage costava 500 euro, un prezzo che non si paga a cuor leggero". Di sicuro no, specie di questi tempi. Ma non capita tutti i giorni di lavorare con i tecnici di professionisti tra i migliori del mondo e i loro staff al completo. Non è facile avere accesso qui in Italia a riferimenti di questo livello. E soprattutto è raro trovare professionisti del livello di Riccardo e Max in grado di trasmettere oltre a indicazioni tecniche di livello assoluto, la passione e l'energia positiva con la quale si svegliano ogni giorno. È una pozione magica che moltiplica le forze e la voglia di far bene, come quella che beve Asterix ogni volta che deve battersi. Piatti e Sartori, non hanno bisogno di fare rifornimento. Loro sono come Obelix, in quella pozione di racchette, palline e giocatori da far crescere, sono caduti dentro da piccoli. "Tanta gente mi ha scritto dopo lo stage - conclude Max - e anche quelli che hanno lavorato con noi mi hanno ringraziato per l'opportunità. Se è piaciuto ai maestri, penso che per un ragazzino che gioca bene, sia stato fighissimo. È stato bello anche per me che sono abituato a sentir parlare Riccardo in campo con Ivan Ljubicic, vedere come riusciva a rapportarsi benissimo con i ragazzini e i loro maestri. Potrebbe essere un buon modello di lavoro da ripetere in giro per I'Italia? Di sicuro sì. Di certo però non lo possiamo fare io e Riccardo, perchè bisognerebbe dedicarcisi a tempo pieno". Per ora ci si è dovuti accontentare di uno stage; ma è stato davvero super. |